Ep. 144
Secondo lei, «la vecchiaia è un regalo», un momento della vita in cui la memoria si trasforma in un flusso libero e guizzante, capace di restituire intatti frammenti di un'esistenza straordinaria vissuta sempre da «grande fuggitiva».
In questa intervista con Malcom Pagani, Paola Pitagora, all'anagrafe Paola Gargallo, ripercorre decenni di storia italiana e di spettacolo: dai ricordi d'infanzia nella Roma del dopoguerra agli anni folli e turbolenti con i pittori della "scuola di Piazza del Popolo". L'attrice snocciola retroscena, dalle prime «15mila lire a sera» guadagnate come figurante accanto a Renato Mambor, sul set de "La Dolce Vita", alla «peggior cazzata» degli esordi per cui, su suggerimento di Franco Cristaldi, fu spedita a Belgrado per farsi notare dal regista Gillo Pontecorvo che sul set di "Kapò" la liquidò, intimandole di dover perdere almeno «una quindicina di chili» per sperare di ottenere un ruolo. Paola Pitagora svela con lucidità anche i lati più oscuri del successo, dalla genesi de "I pugni in tasca" con Marco Bellocchio e l'irrequieto Lou Castel, un cult eversivo girato gratis, al peso insostenibile delle calunnie subite dopo il trionfo televisivo ne "I Promessi Sposi". Tra il rifiuto dei compromessi che l'ha resa «una grande fuggitiva» e le furiose liti di gelosia finite lanciando un materasso dalla tromba delle scale, Pitagora guarda al futuro senza rimproverarsi nulla se non di essere stata poco pianificatrice, augurandosi che la fine sia breve e trovando la sua personale forma di meditazione nella quiete della solitudine e nel lavare i piatti.
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